Presentazione |
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Pochi come Danilo Feltrinelli possono dire: "io c'ero" quando sul lago di Garda si vedevano le prime tavole, le prime manovre, i primi salti, i primi campioni come Naish, Hofmann ecc. E ancora meno persone possono dire, come può fare oggi Danilo: "io c'ero e ci sono". Molti sono partiti surfando o costruendo le prime tavole ma non tutti sono arrivati ai giorni nostri e con lo stesso spirito che contraddistingue Danilo, facendo fruttare l'esperienza acquisita anche nella sperimentazione sempre di nuovi materiali e metodologie. Oggi Danilo produce le sue tavole con le ultimissime tecnologie e metodologie di lavoro supportato anche dal nuovo laboratorio che ha recentemente ampliato; tecnologicamente avanzato che prevede anche l'utilizzo del computer per la gestione di alcuni macchinari. Quando hai iniziato? Ho iniziato nel 1979. Facevo il carrozziere, non sapevo ancora surfare. E lì per lì m'è venuta la voglia di costruirmi una tavola. |
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La prima tavola che hai costruito, era una tavola lunga o già una tavola più piccola, planante? C'era la Mistral che aveva già prodotto delle tavole particolari dai nomi come Catapult, Phantom. il surf era concepito prima come windsurf su tavole lunghe. Quando si vide arrivare un personaggio come Charlie Messmer sulla spiaggia con un tavoletta dalle due pinne posteriori, che non sapevamo a che cosa servissero, e che entrava in acqua incominciando a saltare come un matto, era una cosa eccezionale. Abbiamo incominciato portando via un pezzo di quella tavola che si era rotta, analizzandolo nel laboratorio del mio amico, orefice. Erano solamente degli strati di fibra di vetro con anima in polistirolo. Allora in inverno abbiamo tagliato questo polistirolo e lo abbiamo shapato, costruendo così la nostra prima tavola un 320 già impostato per planare, per fare i primi salti.Era una novità assoluta. Pensare che il Phantom lo portavano in spiaggia in una scatola di alluminio che veniva aperta solo per prendere la tavola ed essere utilizzata in acqua. E questo perché la tavola non fosse copiata? Nessuno doveva vedere la tavola, lo shape ecc. Insomma la fortuna ha voluto che Charlie avesse rotto questa tavola e quando era sul portasurf per asciugare ne abbiamo preso un pezzo che abbiamo analizzato.Con la prima tavola costruita e dopo le prime prove in acqua mi sono ritrovato catapultato nel mondo del windsurf che non me ne sono neppure accorto. Ho imparato bene a surfare ed è arrivata la seconda tavola che ho fatto per Rudi, un mio amico. Una tappa importante è stata la spedizione che abbiamo fatto alla fiera di Monaco con tutte le mie tavole che producevo già con i disegni sulla carena. E come è andata a Monaco? Ho avuto un grandissimo successo tanto che ero più conosciuto dai tedeschi che venivano sul lago che dagli italiani. E da quel momento è iniziata la produzione vera e propria tanto che ho lasciato il mio lavoro di carrozziere per immergermi completamente nella nuova attività. Un' attività così nuova che, quando sono andato per iscrivermi all'albo artigiani, la segretaria alle parole "surf" e "shaper" mi guardava strano. Siamo nell'anno? Siamo intorno al 1981/82 quando ho iniziato nel mio primo laboratorio in località S. Alessandro (A Riva del Garda n.d.r.). E qui è iniziato tutto il periodo in cui si sperimentavano sempre cose nuove, nuovi shape, poppe squash tail, swallow tail etc. Il bello era che provavi anche tu le tue tavole, e i tuoi prototipi in acqua,no? E' importante questo, anche se devo essere onesto, le varianti che intervengono sono talmente tante che non c'è nessuna formula che ti dà la perfezione sulla tavola. Chiunque, in qualunque momento può inserire sulla tavola un qualcosa di originale, un piccolo ritocco per fare in modo che la tavola peggiori o migliori senza rendersene conto. Si può anche andare per tentativi, anche ragionandoci ma il risultato non ce l'hai a livello teorico, ce l'hai solamente provando. A livello pratico, se dovessi fare un resoconto di tutta la mia esperienza dicendo che questa è la linea d'acqua perfetta per questo e quest'altro motivo, ti assicuro che le variabili che entrano in gioco sono talmente tante che basta uscire dai parametri, anche di pochissimo, per ritrovarsi con una tavola che non va. Eri uno degli shaper più famosi al tempo, non hai mai avuto qualche offerta da grosse ditte che producevano tavole di serie? Se ho potuto resistere vent'anni è perché qui c'è un discorso da fare. Primo, la serietà nel lavoro è importantissima; Secondo, o lavori e guadagni, oppure non puoi andare avanti nè con la tecnologia nè con i materiali, risparmiando dove non si può. Poi ti devi presentare al pubblico sempre con un prodotto nuovo ma tuo, parallelamente a quella che è la tendenza del mercato. Nel nostro piccolo, sul Garda, molte buone idee sono partite. Vanno benissimo tutte le mode esterofile che vengono dalle Hawaii, etc. ma bisogna vedere anche le condizioni che abbiamo qua, uno che surfa qui ha altre esigenze. Le grosse ditte guardano a tutte altre cose, guardano a fare produzione, solo da pochi anni a questa parte si stanno cimentando, con il fatto delle regate etc, con un discorso di prestigio, di materiali e di tecnologia, allora pensavano solo alla vendita. Se allora si proponeva un prodotto destinato solo ad una minima parte del mercato anche se la tavola era eccezionale, non la mettevano di certo in produzione. Le proposte, per collaborazioni con grosse ditte sono state tantissime, ma non si veniva pagati e significava per me perdere il mio giro di clientela. Ora è più dare un'emozione che vendere una tavola. La vera emozione in windsurf è quando si è in trim con la tavola e la vela. La giornata passata in acqua quella in cui quando esci sei più felice che stanco o disperato perché non sei riuscito ad andare bene di bolina e così via. Tu ti sei sempre diretto verso il wave o quello che oggi viene chiamato freeride.... C'è da dire che il custom è nato come idea di tavola piccola da vento forte, tavola di prestigio, più leggera, che non aveva niente a che fare con la tavola grande. Il discorso regate era legato solo ad un discorso TenCate, ad un Mistral. Era uno spirito diverso.. Certo. Pensa che per un periodo, il prestigio di un surfista, si misurava in base alla lunghezza della sua tavola. Più corta era la sua tavola più era in gamba. Era il tempo dei 240 cm e, psicologicamente, c'erano dei clienti che non volevano nemmeno sentir parlare di 250 cm. Pensare che sul lago di Garda io ho piazzato una cosa come 300/400 tavole 240 cm. Una tavola che ha avuto un enorme successo in tal senso è stata il "Buriana". Penso che chiunque vada in surf qui sul lago che abbia più di 30/35 anni ha avuto un "Buriana". Questa tavola aveva fatto proprio il mercato, anche in Germania, e da altre parti. E la più piccola tavola che hai fatto? Era intorno ai 230 cm. Pensare che queste tavole avevano il piede d'albero a circa 20 cm dalla prua e notare che i boma erano di 240, 250 cm. Ora ti sei avvicinato anche alle tavole race? Il discorso tavole race, da regata è partito con prepotenza con l'avvento del sandwich e dei materiali compositi. Legato al materiale dunque. In poche parole una tavola da 310 cm con 140/150 litri di volume concepita con le tecniche attuali la possiamo portare attorno ai 6/7 kg, concepita invece con la tecnica di una volta, con i materiali di una volta, quella stessa tavola peserebbe sui 20 Kg. Il sandwich in un primo momento è stato visto come un miracolo, lì poi si è un po' fermato perché ci sono stati dei problemi perché non avevamo la tecnica che abbiamo oggi per trattarlo, non avevamo l'esperienza sul composito sulle strutture in carbonio e sottovuoto. Risolti questi problemi il sandwich è risultato il migliore materiale. Attualmente penso che il sandwich sia la struttura composita più robusta che si possa ottenere in natura. Di questo fatto ne abbiamo un po' abusato però portando, come certe ditte stanno facendo il sandwich all'esasperazione. Tavole molto leggere si, ma anche a rischio. Per imparare a trattare bene il sandwich mi sono appoggiato anche all'Università Ingegneria dei materiali di Trento per sapere esattamente le caratteristiche delle resine e delle strutture composite. Dove produci le tue tavole? Adesso ho ampliato il laboratorio, l'ho costruito tutto a norme CEE, con cabina di essiccazione delle tavole computerizzata, in modo che la posso controllare anche da casa. Senza questa struttura la produzione di tavole in sandwich sarebbe a dir poco problematica con una perdita di qualità notevole. Avere una struttura dove tu sai che puoi impostare una temperatura di 70 gradi per quattro ore e andartene tranquillo sapendo che quella temperatura verrà mantenuta con uno scarto di più o meno un grado è una cosa che, un po' di anni fa, era impensabile ed è molto, molto importante. Adesso poi uso le vernici a base di teflon, che sono difficili da trattare ma che hanno una resistenza meccanica incredibile ai graffi e all'usura del tempo. L'ambiente è adatto per produrre custom nel vero senso della parola che non ha niente a che vedere con la produzione di serie. Com'è il rapporto con i tuoi clienti? Più che di clienti voglio parlare di amici. Il discorso di amicizia, di uscire insieme in windsurf o in moto (da trial, l'altra passione di Danilo).è una bella cosa. Non è soltanto un lavoro dove uno deve guadagnare, vivi delle emozioni e le condividi. E per quanto riguarda le tue pinne? Diciamo che le pinne sono sempre state un punto di riferimento perché sono inscindibili dalla tavola. La pinna deve essere legata alla tavola come la vela lo è con l'albero. Avere la pinna giusta sulla tavola giusta è importante; più che altro è necessario che ognuno abbia la pinna giusta alle sue esigenze e non dettata dalla moda del mercato. Con la nuova tecnica che sto utilizzando per produrre le mie pinne, che prevede l'utilizzo del CAD e di sofisticate macchine a controllo numerico, si arriva alla perfezione quasi millimetrica. Quattro anni ci ho messo a impostare una produzione di pinne che possono rispondere a tutte le esigenze dei miei clienti e sicuramente avranno un notevole successo. Le pinne sono strutturate in fibra di carbonio e fibra di vetro. La pinna è impostata su di una struttura completamente in monoblocco con la base stampata assieme alla pinna. Questo è importante perché normalmente la base innestata ha sempre creato dei problemi. E ogni pinna è calcolata al computer, mi dicevi… Lo stampo di ogni pinna è calcolato al computer. Tutto ciò è molto dispendioso e ho potuto farlo solamente con la collaborazione tecnica CAD CAM (computer a controllo numerico della ditta leader nel settore stampi M.P. Stampi; il fatto di essere riuscito a fare questo ha richiesto un bel po' di tempo. Il portare un prodotto così particolare seguito al 100% e continuamente affinato mi ha portato via più tempo del previsto, circa 4 anni. Il discorso primario, quello su cui ho puntato maggiormente, è quello della robustezza della struttura; in secondo luogo l'affidabilità dei profili che devono essere simmetrici. Fare un profilo simmetrico a mano, artigianalmente è praticamente impossibile. E per ultima la tecnologia di costruzione. Dietro alla costruzione c'è una tecnologia incredibile basta pensare che ogni stampo è dotato di una serpentina di riscaldamento dove la temperatura viene uniformemente distribuita, anche all 'interno dello stampo, senza andare a riscaldare la pressa. Tutte le pinne sono corredate da una relazione sul tipo di costruzione adottato, sul materiale usato, sulla temperatura e sulla pressione a cui è stata pressata. Dopo di che appena finiti i vari test sulla macchina che calcola il flex, il carico di rottura noi abbiamo in mano una pinna di cui abbiamo tutte le informazioni possibili. Non hai mai pensato di avviare una fabbrica per costruire tavole di serie? Sì però veniva meno il discorso di una mia soddisfazione personale, il custom deve rimanere tale. Il fatto di mettere in piedi un discorso di tavole di serie, rimane un discorso di business. Il custom con il mercato non ha niente a che fare; è come andare da un artigiano che sta facendo una scultura e chiedergli di farla in serie. Non è da tutti anche perché siamo un po' tutti attirati dalla moneta sonante, però dopo tanti anni che fai questo mestiere ti rendi conto che la cosa più importante non è il denaro. |
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